Archive for novembre 2008

Notizie da Tibù

Buongiorno,

finalmente notizie da Tibù, Norte de Santander, Catatumbo, Colombia (se avete una cartina sottomano, in alto a destra, al confine col Venezuela).

Dunque, questa regione (che ha visto la nascita dei gruppi guerriglieri negli anni ’50) è ricchissima: acqua, petrolio, carbone, biodiversità, ed un terreno fertile dove cresce qualsiasi cosa. Ovviamente trattandosi di un paese “del Terzo Mondo” questa ricchezza è la sua rovina. L’incursione paramilitare (1994-2002) oltre al numero impressionante di omicidi e sparizioni forzate ha causato l’estensione della coltivazione della coca e il desplazamiento di molte famiglie dalle campagne alla città. Risultato: concentrazione della proprietà della terra nelle mani di pochi, spesso gli stessi paramilitari o persone ad essi legate, ed accanimento dell’esercito con le fumigazioni che teoricamente dovrebbero distruggere la coca e praticamente distruggono tutto il resto. La situazione è propizia per gli investimenti: distrutta la guerriglia, spaventate ed affamate le persone, e concentrata la proprietà della terra. Infatti qui è il regno di ecopetrol (industria petrolifera nazionale) e di tutte le imprese straniere associate. Ecopetrol e compagnia costruiscono strade che collegano la città alle altre grandi città, ed il centro urbano ai pozzi. Punto. Se una vereda (piccolo agglomerato di case in campagna) di 30 famiglie non attraversa uno di questi corridoi strategici, gli abitanti possono continuare a camminare nel fango… e non possono costruirsi la strada da soli, perché la compravendita di cemento dev’essere autorizzata dall’esercito (perché il cemento è un ingrediente della lavorazione della coca, come la gasolina). La città ha sviluppato servizi solo in funzione di ecopetrol e delle compagnie europee e statunitensi associate: alberghi, supermercati, birra in tutti gli angoli… però manca tutto il resto, tutto ciò che possa riguardare la qualità di vita degli abitanti, la ricreazione, lo svago, la cultura e la salute. Senza contare che i prezzi salgono vertiginosamente, visto che sono tarati sul potere d’acquisto dei dipendenti di ecopetrol e non su quelli degli abitanti del centro urbano e delle campagne.

In mezzo a questo macello, arriva USAID, l’agenzia governativa statunitense di aiuti allo sviluppo. Già l’idea che qualcuno di “statunitense” “aiuti” lo “sviluppo” fa accapponare la pelle, e con ragione. Con l’accordo del governo, ed inserendosi in un programma già tracciato dalle linee “sociali” del Plan Colombia, USAID ha portato qui nel municipio di Tibù il programma MIDAS (visto che umiltà? Mida, il re che rende oro tutto ciò che tocca… forse anche qui ad un certo punto si renderanno conto che l’oro non si mangia…). Il programma MIDAS, ammantato di paroloni come “sviluppo alternativo”, “rafforzamento dell’associazionismo comunitario” ecc… ecc… altro non è che la conversione di quanta più terra possibile alla monocoltivazione della palma africana. Stanno convincendo, devo dire con successo, i contadini a coltivare quanta più palma possibile nei loro appezzamenti, con crediti agevolati presso la banca agraria , perché la palma è il futuro, ha un mercato garantito, sarà sempre economicamente viabile, visto che Europa e Stati Uniti progettano di comprarne enormi quantità per fare gli agrocombustibili! Fin qui sembra anche carino: il programma è rivolto ai “piccoli proprietari”, vuole instillare la “mentalità impresariale” nei novelli borghesi del campo ecc… ecc… ma non c’è da aspettarsi niente di buono. Se gli Stati Uniti intervengono a gamba tesa in un municipio colombiano popolato al 70% da contadini, povero nonostante tutta la ricchezza petrolifera che fluisce lungo il suo territorio, non c’è da pensare neanche per un minuto che lo faccia per filantropia!

Vi racconto le cose che ho scoperto finora ed alcune conclusioni che ho tratto:

1) le condizioni di credito: i contadini contraggono debiti a 11-12 anni, con 4 anni di grazia (quelli in cui la palma ancora non rende). Quindi 15-16 anni legati alla banca che ogni mese chiede i soldi. E quanto dura la vita produttiva della palma? Esattamente 15-16 anni. Ovvero, finito di pagare, i contadini si ritrovano con palme da abbattere.

2) La proprietà della terra: tutti rincoglioniti con l’idea di essere i piccoli padroni della terra, gli è sfuggito che la coltivazione non gli appartiene. Ovvero sono proprietari della terra ma non delle palme. E se un contadino decide che non vuole più coltivare palma perché non gli sta rendendo, non può coltivare nient’altro e deve aspettare che la coltivazione continui a produrre finché non ha esaurito il suo debito con la banca.

3) I costi della coltivazione. Alla rendita derivante dalla raccolta del prodotto, i contadini devono sottrarre i prezzi di: concimi e fertilizzanti, chimici (sono OBBLIGATI dal programma a gettare quantità di prodotti chimici sulla coltivazione), trasporto, commercializzazione, quota associativa all’associazione di produttori, rata della banca. In totale circa il 25% della rendita. Inoltre, questi costi non sono sensibili alle variazioni internazionali del prezzo. Questo vuol dire che se anche la palma perde valore sul mercato internazionale, i costi non diminuiscono. Quindi il contadino vede notevolmente ridotti i propri guadagni. Probabilmente per rifarsi coltiverà più palma e smetterà di coltivare i prodotti necessari alla propria sussistenza, o di allevare animali per avere carne.

4) Sicurezza alimentare (la Colombia ha cominciato a d importare RISO dal Venezuela, è come se l’Italia cominciasse ad importare pasta dalla Grecia): il contadino non produce più i beni di prima necessità per il sostentamento proprio e della famiglia, si trova a dipendere completamente dal mercato e dall’oscillazione internazionale dei prezzi dell’unico prodotto che coltiva.

5) Costi: i beni di prima necessità, a causa di vari fattori (scarsità visto che nessuno più li coltiva, prezzi dell’importazione, prezzi locali adattati ai compratori ricchi di ecopetrol), hanno duplicato il loro prezzo nell’ultimo anno. Quindi l’aumento di reddito del contadino è relativo, perché va rapportato all’aumento costante dei prezzi (vivere qui costa non dico come a Bogotà, ma quasi; e sicuramente per il livello di vita e la qualità dei servizi è assolutamente fuori misura).

6) Il latifondismo. Nonostante l’enfasi sui piccoli proprietari, piccoli produttori, piccoli imprenditori, le leggi del capitalismo seguono il loro corso. L’ex ministro dell’agricoltura, Murgas, possiede nella regione più di 3000 ettari di palma. Inoltre possiede l’industria “Las Flores”, che vende le piante di palma, trasporta il frutto, lo compra e lo rivende. Insomma tutta la catena produttiva in realtà è in mano ad un’unica grande impresa. Questo capestro è previsto dal programma stesso: i contadini non potevano beneficiare degli aiuti in assenza di un grande commercializzatore del prodotto. Ovviamente man mano che i “piccoli produttori” falliscono(e molti falliscono, date le condizioni di cui sopra) questa azienda ingurgita, per mezzo di prestanome vari, sempre più ettari di terra. Visto che tutta l’operazione è legata al credito bancario, ovviamente non può che favorire la grande impresa, in grado di disfarsi presto del debito ed arricchirsi più in fretta. Inoltre tutta una serie di costi per fertilizzanti, concime, chimici vari, influisce molto meno sul grande produttore che sul piccolo. Infine, la grande azienda ammortizza molto più facilmente le oscillazioni di prezzi sul mercato internazionale.

7) Il desplazamiento. Un contadino furbo, che si è rifiutato di coltivare palma, mi ha detto: “ora che la terra vale di più, tutti la vendono, o pagano l’operaio perché vada a lavorare la terra, e lui si compra una casa qui nel centro urbano, e pensa di poter vivere di rendita come un signore, ma non ha lavoro, un contadino sa lavorare la terra e qui in città non c’è terra. Come finirà? Finirà senza lavoro nel centro urbano, e senza terra in campagna. È esattamente quello che è successo con la violenza di qualche anno fa, solo che questa volta i contadini sono d’accordo. È un desplazamiento consentito. Invece di insegnare al contadino che non deve abbandonare la terra, che bisogna popolare il territorio, vivere nella propria terra, non andarsene, fanno di tutto per convincerlo ad andare via… è un desplazamiento, solo che questa volta non c’è bisogno di ucciderli perché sono d’accordo”.

8 ) Le associazioni di coltivatori di palma. Queste associazioni, che raccolgono i piccoli produttori, sono state messe in piedi interamente dal programma MIDAS, che ha scelto finanche il nome di dette associazioni. Grado di indipendenza, autonomia, decisionalità: 0. tutto quello che devono fare è convincere quanti più contadini a coltivare palma e produrre, produrre, produrre. Il “rafforzamento della vita comunitaria” consiste in riunioni alle quali i contadini devono assistere, e nelle quali si discute di prezzi e quantità; lo “sviluppo sociale” consiste nella costruzione di campi da calcio.

9) Il danno ambientale: tra 15 anni non si potrà piantare più niente, queste terre saranno un deserto, l’acqua sarà ridotta ed inquinatissima. Per favore non credete a chi vende la storiella dei “biocombustibili”, dell’“energia pulita”, “verde” e tutte queste cazzate… la monocoltivazione provoca alla terra un danno irreversibile.

10) Il paramilitarismo. Il grande quesito inevaso è: chi sta tornando nelle campagne a coltivare palma? Chi sono i nuovi proprietari? Corrispondono alle persone desplazadas dal paramilitarismo? Com’è possibile che si stiano già formando nuovi latifondi di monocoltivazioni? Tutto fa pensare ad un ritorno dell’ondata di violenza collegata alla presenza di una coltivazione economicamente redditizia. Al paramilitarismo non fa differenza che si tratti di coca o palma, l’importante è che renda.

Ci sarebbe inoltre da parlare anche della strategia governativa di sicurezza democratica e della falsa lotta al narcotraffico, ma me lo tengo per un nuovo aggiornamento…

In quanto a me, sono viva, sto bene, ho conosciuto un’associazione di gente simpatica che si chiama Pachamama e sta costruendo una fattoria dimostrativa completamente bio dove coltivare tutti i prodotti dell’economia campesina… Vivo in una stanza in affitto in una casa a un piano con un patio nel mezzo e cucina e lavatoio in comune; qui ci sono un numero impressionante di case, ma tutti vivono in affitto… il boom edilizio fa le sue vittime anche qui! Nella mia cameretta c’è un letto troppo grande, un tavolino di legno, una scrivania, un appendiabiti, un ventilatore. Spartana ma funzionale. Le interviste stanno andando bene, sono circondata da una spontanea rete di solidarietà, non mi muovo sola (questo paragrafo serve soprattutto a tranquillizzare la mamma)… Soffro il caldo mostruoso, sono sempre in giro a fare interviste, studio la sera, faccio foto, una sera ho anche giocato a biliardo (attività di socializzazione). Spero che quanto ho scritto oggi possa soddisfare curiosità, ansie e preoccupazioni…

Prometto…

..Che appena posso faccio un bel post sugli agrocombustibili. Sono a Tibù, Catatumbo, Norte de Santander, e ne scopro delle belle sulla palma…

Questioni in sospeso!

So che non ci crederete, ma lo studio mi ha tenuta lontana dal blog! Quindi adesso ci sono un po’ di aggiornamenti da fare… Prima di tutto, siccome mi giungono voci sulla pessima visualizzazione del sito, vi informo che il sito si vede bene con QUALSIASI BROWSER TRANNE INTERNET EXPLORER, che per motivi suoi (di arroganza) non rispetta non so quali codici internazionali di visualizzazione e fa vedere le cose come dice lui. Quindi liberatevi del dominio microsoft ed installate un altro motore di ricerca.

Ho ricevuto con gioia il commento di un’amica tedesca, quindi è doveroso rendere nota una notizia che ha già qualche settimana, che ho diligentemente riportato nei link ma alla quale non ho dedicato un post: si tratta dell’espulsione per sette anni dalla Colombia di una studentessa tedesca, arrestata ed illegalmente detenuta durante i primi giorni della Minga Indigena. Nei documenti potete leggere la descrizione dei fatti e la denuncia di RedHer.

La Minga Indigena che era scomparsa è riapparsa ed ha tenuto un assolutamente infruttuoso dialogo di 6 ore col prescidente Uribe a La María, Piendamó. Ora prevedono di incontrarsi nuovamente a Bogotá (clicca qui per l’articolo su El Tiempo), e qui nella capitale il problema – penso io – perderà molto della sua natura politica per assumerne molti di natura logistica -dove dormiranno? cosa mangeranno? qui il movimento indigeno non gode assolutamente di tutto l’appoggio sul quale ha potuto contare da La María a Cali…

Infine (si fa per dire) viene lentamente ma inesorabilmente a galla lo scandalo dei falsi positivi: ovvero, omicidi chel’esercito tenta di far passare per morti avvenute in combattimento, ma che in realtà nascondono l’assassinio sistematico di civili. L’ultima grande notiziona è che Uribe si è visto costretto a dimettere ben 27 generali, a causa delle prove schiaccianti emerse dopo il caso di Soacha: 7 giovani scomparsi dal quartiere di Bogotà e ricomparsi, giorni dopo, morti a circa 400 chilometri di distanza. Pare che fossero stati rapiti (o arruolati? questo non è chiaro) dai paramilitari e quindi uccisi, i corpi successivamente sarebbero stati “offerti” all’esercito perchè mostrasse altri risultati nella lotta alla guerriglia. Causa sonno non traduco nulla, però domani prometto che su Soacha ed i falsi positivi ci spendo qualcosa in più.
Nella prossima puntata anche interessanti rivelazioni sugli agrocombustibili, visto che si avvicina la mia partenza per il Catatumbo ed ancora non siete ben informati sul tema della mia geniale trattazione!