Notizie da Tibù

Buongiorno,

finalmente notizie da Tibù, Norte de Santander, Catatumbo, Colombia (se avete una cartina sottomano, in alto a destra, al confine col Venezuela).

Dunque, questa regione (che ha visto la nascita dei gruppi guerriglieri negli anni ’50) è ricchissima: acqua, petrolio, carbone, biodiversità, ed un terreno fertile dove cresce qualsiasi cosa. Ovviamente trattandosi di un paese “del Terzo Mondo” questa ricchezza è la sua rovina. L’incursione paramilitare (1994-2002) oltre al numero impressionante di omicidi e sparizioni forzate ha causato l’estensione della coltivazione della coca e il desplazamiento di molte famiglie dalle campagne alla città. Risultato: concentrazione della proprietà della terra nelle mani di pochi, spesso gli stessi paramilitari o persone ad essi legate, ed accanimento dell’esercito con le fumigazioni che teoricamente dovrebbero distruggere la coca e praticamente distruggono tutto il resto. La situazione è propizia per gli investimenti: distrutta la guerriglia, spaventate ed affamate le persone, e concentrata la proprietà della terra. Infatti qui è il regno di ecopetrol (industria petrolifera nazionale) e di tutte le imprese straniere associate. Ecopetrol e compagnia costruiscono strade che collegano la città alle altre grandi città, ed il centro urbano ai pozzi. Punto. Se una vereda (piccolo agglomerato di case in campagna) di 30 famiglie non attraversa uno di questi corridoi strategici, gli abitanti possono continuare a camminare nel fango… e non possono costruirsi la strada da soli, perché la compravendita di cemento dev’essere autorizzata dall’esercito (perché il cemento è un ingrediente della lavorazione della coca, come la gasolina). La città ha sviluppato servizi solo in funzione di ecopetrol e delle compagnie europee e statunitensi associate: alberghi, supermercati, birra in tutti gli angoli… però manca tutto il resto, tutto ciò che possa riguardare la qualità di vita degli abitanti, la ricreazione, lo svago, la cultura e la salute. Senza contare che i prezzi salgono vertiginosamente, visto che sono tarati sul potere d’acquisto dei dipendenti di ecopetrol e non su quelli degli abitanti del centro urbano e delle campagne.

In mezzo a questo macello, arriva USAID, l’agenzia governativa statunitense di aiuti allo sviluppo. Già l’idea che qualcuno di “statunitense” “aiuti” lo “sviluppo” fa accapponare la pelle, e con ragione. Con l’accordo del governo, ed inserendosi in un programma già tracciato dalle linee “sociali” del Plan Colombia, USAID ha portato qui nel municipio di Tibù il programma MIDAS (visto che umiltà? Mida, il re che rende oro tutto ciò che tocca… forse anche qui ad un certo punto si renderanno conto che l’oro non si mangia…). Il programma MIDAS, ammantato di paroloni come “sviluppo alternativo”, “rafforzamento dell’associazionismo comunitario” ecc… ecc… altro non è che la conversione di quanta più terra possibile alla monocoltivazione della palma africana. Stanno convincendo, devo dire con successo, i contadini a coltivare quanta più palma possibile nei loro appezzamenti, con crediti agevolati presso la banca agraria , perché la palma è il futuro, ha un mercato garantito, sarà sempre economicamente viabile, visto che Europa e Stati Uniti progettano di comprarne enormi quantità per fare gli agrocombustibili! Fin qui sembra anche carino: il programma è rivolto ai “piccoli proprietari”, vuole instillare la “mentalità impresariale” nei novelli borghesi del campo ecc… ecc… ma non c’è da aspettarsi niente di buono. Se gli Stati Uniti intervengono a gamba tesa in un municipio colombiano popolato al 70% da contadini, povero nonostante tutta la ricchezza petrolifera che fluisce lungo il suo territorio, non c’è da pensare neanche per un minuto che lo faccia per filantropia!

Vi racconto le cose che ho scoperto finora ed alcune conclusioni che ho tratto:

1) le condizioni di credito: i contadini contraggono debiti a 11-12 anni, con 4 anni di grazia (quelli in cui la palma ancora non rende). Quindi 15-16 anni legati alla banca che ogni mese chiede i soldi. E quanto dura la vita produttiva della palma? Esattamente 15-16 anni. Ovvero, finito di pagare, i contadini si ritrovano con palme da abbattere.

2) La proprietà della terra: tutti rincoglioniti con l’idea di essere i piccoli padroni della terra, gli è sfuggito che la coltivazione non gli appartiene. Ovvero sono proprietari della terra ma non delle palme. E se un contadino decide che non vuole più coltivare palma perché non gli sta rendendo, non può coltivare nient’altro e deve aspettare che la coltivazione continui a produrre finché non ha esaurito il suo debito con la banca.

3) I costi della coltivazione. Alla rendita derivante dalla raccolta del prodotto, i contadini devono sottrarre i prezzi di: concimi e fertilizzanti, chimici (sono OBBLIGATI dal programma a gettare quantità di prodotti chimici sulla coltivazione), trasporto, commercializzazione, quota associativa all’associazione di produttori, rata della banca. In totale circa il 25% della rendita. Inoltre, questi costi non sono sensibili alle variazioni internazionali del prezzo. Questo vuol dire che se anche la palma perde valore sul mercato internazionale, i costi non diminuiscono. Quindi il contadino vede notevolmente ridotti i propri guadagni. Probabilmente per rifarsi coltiverà più palma e smetterà di coltivare i prodotti necessari alla propria sussistenza, o di allevare animali per avere carne.

4) Sicurezza alimentare (la Colombia ha cominciato a d importare RISO dal Venezuela, è come se l’Italia cominciasse ad importare pasta dalla Grecia): il contadino non produce più i beni di prima necessità per il sostentamento proprio e della famiglia, si trova a dipendere completamente dal mercato e dall’oscillazione internazionale dei prezzi dell’unico prodotto che coltiva.

5) Costi: i beni di prima necessità, a causa di vari fattori (scarsità visto che nessuno più li coltiva, prezzi dell’importazione, prezzi locali adattati ai compratori ricchi di ecopetrol), hanno duplicato il loro prezzo nell’ultimo anno. Quindi l’aumento di reddito del contadino è relativo, perché va rapportato all’aumento costante dei prezzi (vivere qui costa non dico come a Bogotà, ma quasi; e sicuramente per il livello di vita e la qualità dei servizi è assolutamente fuori misura).

6) Il latifondismo. Nonostante l’enfasi sui piccoli proprietari, piccoli produttori, piccoli imprenditori, le leggi del capitalismo seguono il loro corso. L’ex ministro dell’agricoltura, Murgas, possiede nella regione più di 3000 ettari di palma. Inoltre possiede l’industria “Las Flores”, che vende le piante di palma, trasporta il frutto, lo compra e lo rivende. Insomma tutta la catena produttiva in realtà è in mano ad un’unica grande impresa. Questo capestro è previsto dal programma stesso: i contadini non potevano beneficiare degli aiuti in assenza di un grande commercializzatore del prodotto. Ovviamente man mano che i “piccoli produttori” falliscono(e molti falliscono, date le condizioni di cui sopra) questa azienda ingurgita, per mezzo di prestanome vari, sempre più ettari di terra. Visto che tutta l’operazione è legata al credito bancario, ovviamente non può che favorire la grande impresa, in grado di disfarsi presto del debito ed arricchirsi più in fretta. Inoltre tutta una serie di costi per fertilizzanti, concime, chimici vari, influisce molto meno sul grande produttore che sul piccolo. Infine, la grande azienda ammortizza molto più facilmente le oscillazioni di prezzi sul mercato internazionale.

7) Il desplazamiento. Un contadino furbo, che si è rifiutato di coltivare palma, mi ha detto: “ora che la terra vale di più, tutti la vendono, o pagano l’operaio perché vada a lavorare la terra, e lui si compra una casa qui nel centro urbano, e pensa di poter vivere di rendita come un signore, ma non ha lavoro, un contadino sa lavorare la terra e qui in città non c’è terra. Come finirà? Finirà senza lavoro nel centro urbano, e senza terra in campagna. È esattamente quello che è successo con la violenza di qualche anno fa, solo che questa volta i contadini sono d’accordo. È un desplazamiento consentito. Invece di insegnare al contadino che non deve abbandonare la terra, che bisogna popolare il territorio, vivere nella propria terra, non andarsene, fanno di tutto per convincerlo ad andare via… è un desplazamiento, solo che questa volta non c’è bisogno di ucciderli perché sono d’accordo”.

8 ) Le associazioni di coltivatori di palma. Queste associazioni, che raccolgono i piccoli produttori, sono state messe in piedi interamente dal programma MIDAS, che ha scelto finanche il nome di dette associazioni. Grado di indipendenza, autonomia, decisionalità: 0. tutto quello che devono fare è convincere quanti più contadini a coltivare palma e produrre, produrre, produrre. Il “rafforzamento della vita comunitaria” consiste in riunioni alle quali i contadini devono assistere, e nelle quali si discute di prezzi e quantità; lo “sviluppo sociale” consiste nella costruzione di campi da calcio.

9) Il danno ambientale: tra 15 anni non si potrà piantare più niente, queste terre saranno un deserto, l’acqua sarà ridotta ed inquinatissima. Per favore non credete a chi vende la storiella dei “biocombustibili”, dell’“energia pulita”, “verde” e tutte queste cazzate… la monocoltivazione provoca alla terra un danno irreversibile.

10) Il paramilitarismo. Il grande quesito inevaso è: chi sta tornando nelle campagne a coltivare palma? Chi sono i nuovi proprietari? Corrispondono alle persone desplazadas dal paramilitarismo? Com’è possibile che si stiano già formando nuovi latifondi di monocoltivazioni? Tutto fa pensare ad un ritorno dell’ondata di violenza collegata alla presenza di una coltivazione economicamente redditizia. Al paramilitarismo non fa differenza che si tratti di coca o palma, l’importante è che renda.

Ci sarebbe inoltre da parlare anche della strategia governativa di sicurezza democratica e della falsa lotta al narcotraffico, ma me lo tengo per un nuovo aggiornamento…

In quanto a me, sono viva, sto bene, ho conosciuto un’associazione di gente simpatica che si chiama Pachamama e sta costruendo una fattoria dimostrativa completamente bio dove coltivare tutti i prodotti dell’economia campesina… Vivo in una stanza in affitto in una casa a un piano con un patio nel mezzo e cucina e lavatoio in comune; qui ci sono un numero impressionante di case, ma tutti vivono in affitto… il boom edilizio fa le sue vittime anche qui! Nella mia cameretta c’è un letto troppo grande, un tavolino di legno, una scrivania, un appendiabiti, un ventilatore. Spartana ma funzionale. Le interviste stanno andando bene, sono circondata da una spontanea rete di solidarietà, non mi muovo sola (questo paragrafo serve soprattutto a tranquillizzare la mamma)… Soffro il caldo mostruoso, sono sempre in giro a fare interviste, studio la sera, faccio foto, una sera ho anche giocato a biliardo (attività di socializzazione). Spero che quanto ho scritto oggi possa soddisfare curiosità, ansie e preoccupazioni…

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5 responses to this post.

  1. Ciao Alice, é un piacere scoprire il tuo blog. Mi sono “abbonato” e torneró a leggerti sempre! Metto anche un tuo link su Bogotalia (a proposito, grazie del tuo!). Saluti, Doppiafila

  2. Ciao Alice, un commento sul post: interessantissimo! A me mancava del tutto il collegamento aiuti USA-Palma Africana. Ero convinto che lo stimolo a questa coltivazione arrivasse solo da Bogotá, e invece… Mi piace anche l’analisi economica della realtá del piccolo coltivatore. E come vanno i prezzi della palma, ora che le commodities scendono? Ne sai qualcosa? Non é che sará una versione “ufficiale” di DMG? Ancora saluti, Doppiafila

  3. Hola Alicia, aqui encontraras un documental de la minga a bogotá espero les pueda interesar, estamos traduciendolo al frances y al portugues, proximamente enviaria el link con la traduccion.

    saludos

  4. Posted by maestrina on 30 aprile 2009 at 8:43 pm

    Disculpen por no contestar en todo este tiempo… Trabajar es perjudicial para la salud! Ahora me encuentro sin trabajop y con mucho tiempo. Si necesitan traducier el documental en Italina también, me gustaría ayudarlos. Reciben mis saludos y abrazos, Alice

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