Archive for luglio 2009

Guarda al Catatumbo

E’ cominciata il 9 luglio e terminerà a dicembre la campagna per le vittime del Catatumbo, “Mira al Catatumbo”, promossa tra le altre da MINGA, REDHER, CISCA, ASCAMCAT e numerose associazioni locali di Tibù e del Catatumbo. In occasione del decennale della prima incursione paramilitare nella regione, che inaugurò un decennio di terrore e morte per la popolazione del Catatumbo, una carovana di memoria e di lotta torna nei luoghi significativi della regione.

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Qui il programma della manifestazione, tratto dal sito di MINGA.

Di seguito la traduzione della raccolta di documenti pubblicata da Indymedia Colombia

10 anni intessuti di dolore

Guarda al Catatumbo

Le sue vittime: un fiume di memoria e di dignità

La regione del Catatumbo (Norte di Santander) è stata una delle più colpite dalla recente violenza sociale e politica nel paese. Si calcola in cinquemila il numero delle vittime negli ultimi anni, mentre oltre 40mila sono stati i desplazados. Nel 1999 si verifica la prima incursione paramilitare nella regione del Catatumbo, con i massacri de La Gabarra (29 maggio e 21 agosto 1999) e di Tibù (17 luglio 1999). Posteriormente, nel 2001 e nel 2002 il paramilitarismo si espande al medio e alto Catatumbo, aumentando il numero di vittime. Specialmente ricordata con orrore è la distruzione del corregimiento di Filo Gringo.

La proporzione e la molteplicità dei crimini in relazione alla popolazione del Catatumbo, come il profondo impatto degli stessi, evidenzia che l’insieme delle comunità della regione sono state colpite dal marchio della morte, impattando su tutte le loro condizioni di vita: psicologiche, economiche, sociali, politiche, culturali e ambientali.

Per superare il passato indegno
I forni dell’orrore in Catatumbo
L’Esercito ha aperto il Catatumbo ai paras
Rifugio umanitario in Catatumbo, Norte de Santander
CMP INFORMA: (Video) Catatumbo sul piede della lotta

CMP INFORMA: Campesinos del Catatumbo nel rifugio umanitario realizzano una conferenza stampa
Viaggio ai forni crematori costruiti dai paramilitari nel Norte de Santander
CMP Diffonde: contro le fumigazioni, per la vita e la dignità

Il mondo secondo Monsanto

Tradotto e pubblicato sul portale asud.net

Messico: transgenici mettono a rischio 59 varietà di mais locale

La sala da 200 posti che la Cineteca Nazionale ha messo a disposizione per proiettare il documentario Il mondo secondo Monsanto,della giornalista e cineasta francese Marie-Monique Robin, non è bastata. Un’ora prima della proiezione gli spettatori formavano una lunga coda per entrare, per cui la proiezione ha dovuto essere spostata in una sala da 450 posti. Nonostante la sostituzione, i posti a sedere sono terminati.

Il documentario, nel quale la cineasta dipana la trama che questa compagnia statunitense ha ordito in tutte le geografie per controllare l’alimentazione nel mondo, ha risvegliato le coscienze nei luoghi dove è stato proiettato, fino a modificare l’orientamento di alcuni decision makers ora contrari alla semina di transgenici.

Il documentario comincia spiegando l’origine della Monsanto, principale impresa di sementi del mondo, che concentra il 90% delle coltivazioni transgeniche e domina il mercato mondiale dei pesticidi. Poco a poco, la giornalista scopre come il potere smisurato di questa transnazionale cresce, schivando la conoscenza scientifica e posponendo la salute umana ed ambientale all’interesse del capitale.

Viaggia negli USA, in Paraguay, in India, in Messico ed in Gran Bretagna per intervistare persone intossicate dai prodotti chimici della Monsanto; scienziati le cui voci sono state zittite da istituzioni governative e personaggi che transitano dalla Monsanto all’Amministrazione di Alimenti e Farmaci (FDA secondo l’acronimo inglese) o all’Agenzia di Protezione Ambientale (EPA) degli Stati Uniti per corrompere alti funzionari e dare impulso a leggi in favore dell’agroindustria approfittando della propria posizione di potere.

Allo stesso modo intervista campesinos che per l’esposizione a prodotti chimici della Monsanto, come il policloruro di bifenile (PCB), soffrono di malattie cutanee, tumori cerebrali, epatiti, diabete o cancro.

Un altro degli aspoetti che la cineasta denuncia, tanto nel documentario come nel suo libro omonimo, è l’espansione dei transgenici nei campi a cielo aperto. Questa pratica rappresenta una minaccia per i chicci originari, nel caso del Messico per le 59 specie di mais locale, dato che l’impollinazione alla fine li contamina e con ciò non solo si produce una perdita genetica definitiva, ma anche si mette a rischio la sovranità alimentare.

Secondo quanto spiega Robin, nel breve dibattito realizzato alla fine della proiezione, davanti al potere dell’apparato giuridico della Monsanto, questo documentario è stato esaminato dai suoi avvocati per evitare possibili richieste di risarcimento da parte della transnazionale.

La cineasta sostiene che l’unica maniera di porre fine al potere di questa transnazionale è smettere di consumare i suoi prodotti ed optare per quelli provenienti dall’agricoltura familiare e biologica. Ha inoltre segnalato l’importanza della diffusione di questo documentario, che si può già vedere nel portale dell’organizzazione El Poder del Consumidor.

La Jornada, Messico, 12 luglio 2009

Appello

Ciao a tutti. Troppo silenzio di cui vi prego di perdonarmi. Una buona notizia: un mio articolo è stato pubblicato sull’ultimo numero di Latinoamerica il 106/107, doppio d’apertura del 2009, ora in edicola. Ovviamente, finito il post lo pubblico da qualche parte nel blog…

Veniamo all’appello.

La situazione di conoscenza del problema agrocombustibili in Italia è patetica, ridicola. Nessuno ne sa niente. Intanto colossi del settore alimentare come Vandemoortele distribuiscono olio di palma in tutta Europa, compresa l’Italia!

Bisogna fare qualcosa. Quantomeno, cominciare ad informarsi ed informare. Chiunque abbia tempo, voglia, disponibilità, per fare ricerche e cominciare a mettere in rete quanto si sa, è il benvenuto! Gli osservatori sugli agrocombustibili in Colombia ed in altre parti del mondo, per fortuna, sono numerosi (andate a vedere per esempio sul sito di Rettet den Regenwald ilreport della missione internazionale di verifica degli impatti degli agrocombustibili, oppure ascoltate le interviste ai partecipanti nel servizio di Radio Mundo Real Monocultivo Impune ); ciò che manca è l’informazione qui!

In Inghilterra esiste una rete molto avanzata sugli agrocombustibili, si chiama Biofuelwatch, il loro sito è ricco di materiale interessante e di esempi di campagne portate avanti nel Regno Unito. Credo che qui in Italia siamo molto indietro eppure non possiamo non dirci coinvolti (La Vandemoortele Italia ha sede a pochi chilometri da casa mia, sigh, sob!).

Cercherò di pubblicare qualcosa di interessante sull’argomento ma sono ben conscia che ognuno di noi da solo non vale nulla e per diffondere la conoscenza del problema agrocombustibili ci vuole una comunità in movimento…

Questo è il mio appello… AGITIAMOCI, ORGANIZZIAMOCI, STUDIAMO! Probabilmente ci sono molte persone che ne sanno molto più di me… Si tratta intanto di metterci in contatto.