Rifugio umanitario in Catatumbo, Norte de Santander

Nella conferenza stampa offerta dalle comunità nell’accampamento sabato 23 maggio 2009, di fronte ai mezzi di comunicazione locali e alternativi, i campesinos hanno denunciato i diversi problemi che devono affrontare.

Dal passato 29 aprile, centinaia di campesinos delle veredas La India e Morro Frío, del municipio di Tibú; Caño Azul e Cooperativa Sapadhana, di Convención, y Caño Mariela, Caño Escondido, Caño Tomás e El Suspiro del municipio di Teorama, hanno deciso di cominciare un Accampamento di Rifugio Umanitario, localizzato nella vereda Caño Tomás, corregimiento di Fronteras, municipio di Teorama, N.de Santander.

L’Accampamento di Rifugio è un’azione disperata di resistenza pacifica degli abitanti contro le fumigazioni aeree indiscriminate di glisofato, le costanti violazioni ai diritti umani, le costanti infrazioni al Diritto Internazionale Umanitario, la mancanza di volontà politica del presidente  Álvaro Uribe Vélez di concertare una soluzione definitiva al problema delle coltivazioni illecite, e l’assenza di una politica economica e sociale che risolva i problemi del campesinato.

Nella conferenza stampa offerta dalle comunità nell’accampamento sabatpo 23 maggio 2009, davanti ai mezzi di comunicazione locali e alternativi di altre zone del paese, i campesinos hanno denunciato i diversi problemi che devono affrontare.

Il leader agrarsio della Associazione Campesina del Catatumbo, Ascamcat, José del Carmen Abril, ha segnalato a Indymedia che il campesinato è disposto a sostituire le coltivazioni illecite volontariamente, però per questo c’è bisogno della cooperazione dello Stato, che è ciò che la comunità chiede da tempo senza ottenere alcun tipo di attenzione.

“Non vogliamo più espropri di terre ai campesinos, non vogliamo più desplazamientos forzados a causa delle fumigazioni con il glifosato e delle erradicazioni manuali” ha detto Abril.

Da parte sua Pablo Antonio Téllez Carrascal, un altro leader campesino, chiese “che il Governo tenga fede ai suoi obblighi costituzionali di garantire educazione, salute, abitazioni degne, infrastrutture, elettrificazione rurale e ci porti facilitazioni per la commercializzazione dei prodotti che si producono in questa regione”.

“L’Accampamento del Rifugio è una risposta della nostra comunità nel legittimo diritto alla resistenza pacificaper evitare il desplazamiento di centinaia di campesinos che dipendono dalle coltivazioni illecite per sopravvivere”, dicono altri abitanti.

I giornalisti partiti da Cúcuta per raggiungere la conferenza stampa hanno constatato il cattivo stato dei viottoli che i campesinos hanno per portare i loro prodotti al mercato, il cui viaggio dura un giorno intero, quando c’è “tempo bello bello”.

Primo martire dell’Accampamento

José Albeiro Ortiz Cruz, è diventato il primo martire caduto nell’Accampamento del Rifugio il 23 maggio, solo un giorno dopo aver compiuto 17 anni. Un assurdo incidente gli troncò la vita nel momento in cui venne travolto da uno dei veicoli che facevano servizio fino al Rifugio.

Il ragazzo rimase in grave stato di salute e non resistì al duro tragitto fino a Machique, Venezuela, il luogo più vicino all’Accampamento dove si riuscì a trovare un medico, a sei ore di cammino. Tanto Miriam Teresa Cruz Péres e Albeiro Ortiz, genitori del ragazzo, quanto la comunità, danno la colpa allo Stato della morte del ragazzo per non aver somministrato servizio medico alla popolazione in quella estesa zona del Catatumbo.

“Falsi positivi” e paramilitari

Indymedia ha potuto constatare anche il dominio dei paramilitari nei municipi di Tibú, La Cuatro, La 44, El 60, Campo 2 e El Tablazo, tra le altre località, nonostante la forte presenza dell’esercito e della polizia.

Le comunità hanno ricordato con dolore la mattanza nel corregimiento de La Gabarra, giurisdizione del municipio di Tibú, il 21 agosto 1999, eseguita per ordine di Salvatore Mancuso.

In quell’occasione i paramilitari, lista alla mano, tirarono fuori almeno 26 persone dalle loro case e le uccisero a sangue freddo. Secondo la Corte Suprema di Giustizia, il maggiore dell’esercito, Luís Fernando Campuzano, ha ordinato di ritirare il posto di blocco militare che si trovava all’entrata de La Gabarra, per facilitare il massacro.

Fu inoltre provato che l’esercito non ha aiutato le vittime e nemmeno ha cominciato operazioni di persecuzione dei criminali.

Stando alle denunce della popolazione, più di 400 leader e almeno 11.200 persone sono state assassinate, mentre altre 600 persone risultano desaparecidas a causa della strategia paramilitare del regime.

Tra il 2006 e il 2008, l’esercito ha assassinato con i cosiddetti “falsi positivi” 68 persone.

I paramilitari hanno continuato l’orgia di sangue con estorsioni ed omicidi ai danni di persone inermi.L’ultima vittima, secondo le testimonianze, fu un giovane umile che si dedicava alla vendita di gasolina e quando non ha pagato in tempo ai paramilitari il valore dell’estorsione, questi lo hanno fatto a pezzi.

da http://www.notimundo.blogspot.com

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One response to this post.

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