Posts Tagged ‘agrocombustibili’

Contro i crediti di carbonio per gli agrocombustibili

Il 21 ottobre è entrata in vigore la norma sull’assegnazione di crediti di carbonio per le piantagioni di agrocombustibili, in ottemperanza ad una modifica del protocollo di Kyoto approvata una settimana prima. Qui di seguito la traduzione dell’appello che trovate su Salva la Selva, contrario a questo meccanismo perverso dei “crediti di carbonio”. Esso non sancisce nient’altro che il diritto per le economie “sviluppate” di continuare ad avvelenare le proprie popolazioni e contemporaneamente distruggere le economie dei paesi del Sud del mondo imponendo sistemi agroalimentari nocivi per il pianeta.

Un Congresso delle Nazioni Unite ha deciso che la soia, l’olio di palma e altre piantagioni per agro combustibili potranno ricevere crediti di carbonio attraverso il Meccanismo di Sviluppo Pulito (CDM). L’industria degli agrocombustibili, che già riceve impulso dalle percentuali obbligatorie, dagli incentivi e dai sussidi stabiliti da UE e USA può d’ora in poi contare su centinaia di milioni di sussidi addizionali.
Grandi quantità di emissioni di diossido di carbonio di stabilimenti energetici a base di carbone in Europa, ora possono essere ufficialmente “compensati” da imprese che paghino per piantagioni di soia in Brasile, o piantagioni di palma africana in Indonesia o Tailandia. Questo darà impulso a ulteriore deforestazione e distruzione di ecosistemi, e quindi al cambiamento climatico.
Il CDM è stato stabilito dal Protocollo di Kyoto e permette ai paesi del Nord di “compensare” le proprie emissioni di gas serra a fronte di finanziamenti a progetti in Sudamerica, invece di ridurre le proprie emissioni. Questo è un chiaro indizio che la maggior parte dei crediti di carbonio del CDM si dirigeranno a industrie inquinanti nel Sud, ovviamente a discapito delle comunità locali, dei loro diritti e del loro ecosistema. Nel futuro, ogni volta più crediti di carbonio del CDM saranno destinati a piantagioni di monocoltura nel Sud – che già ora includono piantagioni di soia, palma africana e jatropha per gli agro combustibili. Le nuiove norme del CDM per gli agro combustibili stabiliscono che le piantagioni devono trovarsi in “terre degradate o in degrado”. Questa definizione è così ampia che, per esempio, qualsiasi superficie di terra dove la vegetazione si stia riducendo a causa di crescenti inondazioni o al calore causato dal cambiamento climatico, entrerebbe a far parte di questa cateb allo stesso modo, qualsiasi terreno colpito dall’erosione o dal compattamento della terra. Fino ad ora, le monocolture industriali sono il modo più rapido di degradare il suolo, distruggere la biodiversità e contaminare l’acqua e l’atmosfera.
La decisione del Comitato Esecutivo del CDM di appoggiare in questo modo le monocolture per agro combustibili si è basata su due solleciti presentati dall’industria: uno dalla Agrenco, che spera di ottenere generosi finanziamenti attraverso il mercato del carbonio per le piantagioni di soia nello stato brasiliano del Mato Grosso. Il Mato Grosso ha il tasso più alto di deforestazione in Amazzonia, dovuto principalmente alle monocoltivazioni di soia. Il cerrado, che è la pianura più biodiversa del mondo, sta venendo distrutta a causa dell’espansione della soia nel Mato Grosso, e con quella, il sostentamento delle comunità indigene, tra le altre. Inoltre, Mato Grosso è uno dei due stati nell’Amazzonia brasiliana con il tasso più alto di appropriazione illegale di tere, che è qualcosa di molto comune tra le imprese che stabiliscono piantagioni. Il secondo sollecito sul quale si è basata la decisione è stato quello per l’espansione della palma africana in Tailandia. Il governo tailandese sta promuovendo l’espansione della palma da 400.000 ettari nel 2006 a 1,6 milioni di ettari per il 2029. Le piantagioni si stanno espandendo rapidamente sui boschi delle conche idrogeografiche e umide e sui boschi comunitari e sui campi di riso. La tendenza delle precipitazioni si sta riducendo in Tailandia più di quello ceh richiedono le piantagioni di palma, per cui l’esaurimento dell’acqua dolce è inevitabile. Secondo l’organizzazione tailandese Project for Ecological Awareness (Progetto per la Coscienza Ecologica): “Se si porta avanti una espansione della palma da olio secondo il piano governativo, la Tailandia perderà irreversibilmente la sua sicurezza alimentare, la sua biodiversità biologica, ed un polmone inestimabile per il mondo”.

Qui potete leggere i commenti di “Bioenergy Business”, una pubblicazione di Environmental Finance, sulla  concessione accordata dall’ONU. Environmental Finance è un bollettino ad uso e consumo dei grandi investitori nel settore agroindustriale, quindi vi lascio immaginare il tenore del commento…

Altro che sostenibilità…

Nella sezione “La palma in Colombia” trovate la trascrizione di un’intervista a una studiosa colombiana di agrocombustibili, Paola Alvarez Roa. Un documento contundente sui rischi di queste coltivazioni. Vi invito inoltre a visitare il sito del World Rainforest Movement che contiene, oltre alla lettera aperta contro il RSPO, altre informazioni su questa tavola rotonda che certifica, con una sfacciata operazione di greenwashing, le monocoltivazioni di palma dichiarandone la “sostenibilità”.

Appello

Ciao a tutti. Troppo silenzio di cui vi prego di perdonarmi. Una buona notizia: un mio articolo è stato pubblicato sull’ultimo numero di Latinoamerica il 106/107, doppio d’apertura del 2009, ora in edicola. Ovviamente, finito il post lo pubblico da qualche parte nel blog…

Veniamo all’appello.

La situazione di conoscenza del problema agrocombustibili in Italia è patetica, ridicola. Nessuno ne sa niente. Intanto colossi del settore alimentare come Vandemoortele distribuiscono olio di palma in tutta Europa, compresa l’Italia!

Bisogna fare qualcosa. Quantomeno, cominciare ad informarsi ed informare. Chiunque abbia tempo, voglia, disponibilità, per fare ricerche e cominciare a mettere in rete quanto si sa, è il benvenuto! Gli osservatori sugli agrocombustibili in Colombia ed in altre parti del mondo, per fortuna, sono numerosi (andate a vedere per esempio sul sito di Rettet den Regenwald ilreport della missione internazionale di verifica degli impatti degli agrocombustibili, oppure ascoltate le interviste ai partecipanti nel servizio di Radio Mundo Real Monocultivo Impune ); ciò che manca è l’informazione qui!

In Inghilterra esiste una rete molto avanzata sugli agrocombustibili, si chiama Biofuelwatch, il loro sito è ricco di materiale interessante e di esempi di campagne portate avanti nel Regno Unito. Credo che qui in Italia siamo molto indietro eppure non possiamo non dirci coinvolti (La Vandemoortele Italia ha sede a pochi chilometri da casa mia, sigh, sob!).

Cercherò di pubblicare qualcosa di interessante sull’argomento ma sono ben conscia che ognuno di noi da solo non vale nulla e per diffondere la conoscenza del problema agrocombustibili ci vuole una comunità in movimento…

Questo è il mio appello… AGITIAMOCI, ORGANIZZIAMOCI, STUDIAMO! Probabilmente ci sono molte persone che ne sanno molto più di me… Si tratta intanto di metterci in contatto.

Un caso di studio: l’impatto di un progetto di sviluppo rurale di USAID nella regione del Catatumbo

Quello che segue è l’ultimo capitolo della mia tesi. Un resoconto sinteticissimo della mia esperienza di ricerca a Tibù, Catatumbo, Norte de Santander, Colombia. Se  vi piace, se dopo averlo letto volete citarlo, usarlo, modificarlo…potete farlo, non a scopo di lucro ed indicando la fonte: “Colombia: quale sviluppo? Iniziative di sviluppo rurale nella regione colombiana del Catatumbo”, tesi di laurea magistrale in Relazioni Internazionali di Alice Pelosi, Università degli Studi di Bologna, A.A. 2008-2009.

Creative Commons License
Un caso di studio: l’impatto di un progetto di sviluppo rurale di USAID nella regione del Catatumbo by Alice Pelosi is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License. Permissions beyond the scope of this license may be available at http://creativecommons.org.

L’analisi di un progetto di sviluppo rurale promosso da una grande agenzia di aiuti allo sviluppo in una regione caratterizzata, per tutto il ventennio appena considerato, da forte presenza sia di guerriglia che di paramilitarismo, può fornire delle risposte ai quesiti di cui sopra ed individuare quali sono gli spazi di partecipazione e protagonismo della popolazione rurale nella definizione dei propri obiettivi di sviluppo e nell’implementazione di strategie adeguate.
Nella regione colombiana del Catatumbo è attivo dal 2006 un progetto dell’agenzia governativa statunitense di aiuti allo sviluppo, USAID. Il progetto, denominato MIDAS (Más Inversión Para el Desarrollo Alternativo), è specificatamente indirizzato alle famiglie della campagna colombiana e si propone di “incoraggiare lo sviluppo alternativo sostenibile, appoggiando famiglie sfavorite attraverso iniziative private impresariali, agroindustriali, forestali e di riforme nell’ambito legale ed istituzionale che permettano di generare ingressi leciti, migliorando le loro condizioni di vita e le opzioni socioeconomiche” . MIDAS si propone di attrarre ed incentivare l’investimento privato in agricoltura, specificatamente in coltivazioni considerate di “importanza strategica”: cacao, caffè, palma, gomma e prodotti forestali destinati al commercio. Questo obiettivo è raggiunto a mezzo di quattro aree principali: agrobusiness, forestale, PYME (piccola e media impresa) e politica. Ai fini della seguente trattazione, ci si soffermerà sull’esposizione e l’analisi della prima e dell’ultima area .
L’obiettivo dell’area “agrobusiness” è quello di stimolare il settore privato e i commerci leciti, promuovendo la cultura impresariale tra i piccoli agricoltori e generando fonti alternative di reddito ed occupazione nei sei “corridoi geografici” dove opera MIDAS. L’area agrobusiness appoggia imprese ed associazioni private che siano in grado di raggiungere gli standard internazionali ed accedere ai mercati esterni. Allo stesso tempo si propone di coinvolgere i piccoli agricoltori e le comunità vulnerabili, generando opportunità socioeconomiche per la popolazione rurale: la “crescita regionale sostenibile” è possibile infatti solo con l’apporto fondamentale delle strutture organizzative della popolazione, rafforzando la coesione sociale ed aumentando i poteri locali. Gli obiettivi previsti per il 2010 sono la creazione di 31.000 impieghi, la coltivazione di 149.000 ettari con “coltivazioni lecite e sostenibili”, la creazione o il rafforzamento di 70 imprese del settore privato; tutto ciò dovrebbe procurare benefici diretti a 18.000 famiglie.
La fonte alternativa di reddito proposta dal programma MIDAS, in stretta coordinazione con le politiche di sviluppo nazionali e le priorità stabilite dallo statunitense Plan Colombia, è la coltivazione della palma africana, coltivazione considerata di alto valore strategico per l’ottimo posizionamento sul mercato internazionale quale materia prima per la produzione di agrocombustibili. La scelta di questa coltivazione sembra obbedire ad un criterio efficiente e razionale: per risollevare le sorti di un’economia post-conflitto completamente depressa, è necessario individuare un’alternativa che goda di ottimi vantaggi comparati sul mercato internazionale e possa garantire impiego stabile e lecito alla popolazione. In realtà, come si avrà modo di osservare in seguito, le conseguenze sociali, economiche e politiche del progetto si allontanano molto da quelle dichiarate, provocando la disgregazione di quel tessuto sociale che si pretendeva tutelare e rafforzare. Dall’analisi dell’area di “politica”, infatti, emerge molto chiaramente come la popolazione locale di “beneficiari” non abbia alcuna voce in capitolo e debba limitarsi a “ricevere” l’”aiuto” secondo modalità, obiettivi e finalità decisi altrove:

“[L’area ‘politica’] cerca di promuovere riforme alla politica economica e rafforzare l’istituzionalità al fine di aumentare la competitività colombiana in forma sostenibile. Con ciò si vuole incamminare la Colombia per un sentiero di rapida crescita economica ed alti tassi di occupazione. […] L’area di politica appoggia direttamente l’area agrobusiness nell’implementazione di progetti produttivi fomentando, mediante riforme legali ed istituzionali, la competitività e lo sviluppo della Colombia. Appoggia anche l’implementazione di riforme critiche richieste per l’effettiva messa in marcia del Trattato di Libero Commercio –TLC”.

Il programma MIDAS è chiaramente uno strumento di politica economica internazionale, utilizzato dai governi colombiano e statunitense, che prevede la modifica del quadro legislativo colombiano e degli orientamenti produttivi dell’agricoltura del paese al fine di rendere entrambi più permeabili alle strategie geopolitiche statunitensi. Gli ambiti di ingerenza del programma di aiuti allo sviluppo nel quadro normativo di uno stato sovrano sono numerosissimi:

“Attraverso il suo intervento negli sviluppi legislativi per contribuire al rafforzamento dell’istituzionalità ed al consolidamento dello sviluppo dei diritti umani, l’area di Politica lavora in differenti ambiti. Lavora in: Mercati Finanziari – Competitività – Agricoltura, Foreste e Ambiente – Acceso al Mercato della terra – Norme tecniche – Legislazione sul lavoro – Standard Sanitari e Fitosanitari – Dogana – Servizi – Politica Fiscale”.

Ancor più numerosi appaiono se si considera che il programma, nominalmente, è destinato allo sviluppo alternativo di circoscritte aree rurali, al fine di sostituire la coltivazione di coca con altre coltivazioni che garantiscano un guadagno lecito agli agricoltori . Invece di adattarsi alle norme vigenti nel paese di intervento, è l’agenzia ad adattare a sé le norme, subordinando l’implementazione del progetto e la distribuzione dei benefici alla creazione di un quadro legislativo ed economico adeguato al proprio modus operandi ed agli obiettivi di politica economica internazionale dei quali è portavoce. I “beneficiari” del progetto non hanno chiaramente alcuna voce in capitolo sugli obiettivi del programma, sulle riforme legislative che l’agenzia di aiuti ritiene necessarie, sulla politica economica decisa dal governo del proprio paese: il programma di sviluppo scavalca ed esautora le reali istanze partecipative e democratiche del popolo, relegandolo ad una falsa partecipazione meramente strumentale all’implementazione del progetto.

La strategia nazionale di sviluppo alternativo: agrocombustibili e sicurezza

Analizziamo più nel dettaglio le relazioni intercorrenti tra la politica economica nazionale, la politica estera statunitense ed il programma MIDAS. Continua a leggere

Notizie da Tibù

Buongiorno,

finalmente notizie da Tibù, Norte de Santander, Catatumbo, Colombia (se avete una cartina sottomano, in alto a destra, al confine col Venezuela).

Dunque, questa regione (che ha visto la nascita dei gruppi guerriglieri negli anni ’50) è ricchissima: acqua, petrolio, carbone, biodiversità, ed un terreno fertile dove cresce qualsiasi cosa. Ovviamente trattandosi di un paese “del Terzo Mondo” questa ricchezza è la sua rovina. L’incursione paramilitare (1994-2002) oltre al numero impressionante di omicidi e sparizioni forzate ha causato l’estensione della coltivazione della coca e il desplazamiento di molte famiglie dalle campagne alla città. Risultato: concentrazione della proprietà della terra nelle mani di pochi, spesso gli stessi paramilitari o persone ad essi legate, ed accanimento dell’esercito con le fumigazioni che teoricamente dovrebbero distruggere la coca e praticamente distruggono tutto il resto. La situazione è propizia per gli investimenti: distrutta la guerriglia, spaventate ed affamate le persone, e concentrata la proprietà della terra. Infatti qui è il regno di ecopetrol (industria petrolifera nazionale) e di tutte le imprese straniere associate. Ecopetrol e compagnia costruiscono strade che collegano la città alle altre grandi città, ed il centro urbano ai pozzi. Punto. Se una vereda (piccolo agglomerato di case in campagna) di 30 famiglie non attraversa uno di questi corridoi strategici, gli abitanti possono continuare a camminare nel fango… e non possono costruirsi la strada da soli, perché la compravendita di cemento dev’essere autorizzata dall’esercito (perché il cemento è un ingrediente della lavorazione della coca, come la gasolina). La città ha sviluppato servizi solo in funzione di ecopetrol e delle compagnie europee e statunitensi associate: alberghi, supermercati, birra in tutti gli angoli… però manca tutto il resto, tutto ciò che possa riguardare la qualità di vita degli abitanti, la ricreazione, lo svago, la cultura e la salute. Senza contare che i prezzi salgono vertiginosamente, visto che sono tarati sul potere d’acquisto dei dipendenti di ecopetrol e non su quelli degli abitanti del centro urbano e delle campagne.

In mezzo a questo macello, arriva USAID, l’agenzia governativa statunitense di aiuti allo sviluppo. Già l’idea che qualcuno di “statunitense” “aiuti” lo “sviluppo” fa accapponare la pelle, e con ragione. Con l’accordo del governo, ed inserendosi in un programma già tracciato dalle linee “sociali” del Plan Colombia, USAID ha portato qui nel municipio di Tibù il programma MIDAS (visto che umiltà? Mida, il re che rende oro tutto ciò che tocca… forse anche qui ad un certo punto si renderanno conto che l’oro non si mangia…). Il programma MIDAS, ammantato di paroloni come “sviluppo alternativo”, “rafforzamento dell’associazionismo comunitario” ecc… ecc… altro non è che la conversione di quanta più terra possibile alla monocoltivazione della palma africana. Stanno convincendo, devo dire con successo, i contadini a coltivare quanta più palma possibile nei loro appezzamenti, con crediti agevolati presso la banca agraria , perché la palma è il futuro, ha un mercato garantito, sarà sempre economicamente viabile, visto che Europa e Stati Uniti progettano di comprarne enormi quantità per fare gli agrocombustibili! Fin qui sembra anche carino: il programma è rivolto ai “piccoli proprietari”, vuole instillare la “mentalità impresariale” nei novelli borghesi del campo ecc… ecc… ma non c’è da aspettarsi niente di buono. Se gli Stati Uniti intervengono a gamba tesa in un municipio colombiano popolato al 70% da contadini, povero nonostante tutta la ricchezza petrolifera che fluisce lungo il suo territorio, non c’è da pensare neanche per un minuto che lo faccia per filantropia!

Vi racconto le cose che ho scoperto finora ed alcune conclusioni che ho tratto:

1) le condizioni di credito: i contadini contraggono debiti a 11-12 anni, con 4 anni di grazia (quelli in cui la palma ancora non rende). Quindi 15-16 anni legati alla banca che ogni mese chiede i soldi. E quanto dura la vita produttiva della palma? Esattamente 15-16 anni. Ovvero, finito di pagare, i contadini si ritrovano con palme da abbattere.

2) La proprietà della terra: tutti rincoglioniti con l’idea di essere i piccoli padroni della terra, gli è sfuggito che la coltivazione non gli appartiene. Ovvero sono proprietari della terra ma non delle palme. E se un contadino decide che non vuole più coltivare palma perché non gli sta rendendo, non può coltivare nient’altro e deve aspettare che la coltivazione continui a produrre finché non ha esaurito il suo debito con la banca.

3) I costi della coltivazione. Alla rendita derivante dalla raccolta del prodotto, i contadini devono sottrarre i prezzi di: concimi e fertilizzanti, chimici (sono OBBLIGATI dal programma a gettare quantità di prodotti chimici sulla coltivazione), trasporto, commercializzazione, quota associativa all’associazione di produttori, rata della banca. In totale circa il 25% della rendita. Inoltre, questi costi non sono sensibili alle variazioni internazionali del prezzo. Questo vuol dire che se anche la palma perde valore sul mercato internazionale, i costi non diminuiscono. Quindi il contadino vede notevolmente ridotti i propri guadagni. Probabilmente per rifarsi coltiverà più palma e smetterà di coltivare i prodotti necessari alla propria sussistenza, o di allevare animali per avere carne.

4) Sicurezza alimentare (la Colombia ha cominciato a d importare RISO dal Venezuela, è come se l’Italia cominciasse ad importare pasta dalla Grecia): il contadino non produce più i beni di prima necessità per il sostentamento proprio e della famiglia, si trova a dipendere completamente dal mercato e dall’oscillazione internazionale dei prezzi dell’unico prodotto che coltiva.

5) Costi: i beni di prima necessità, a causa di vari fattori (scarsità visto che nessuno più li coltiva, prezzi dell’importazione, prezzi locali adattati ai compratori ricchi di ecopetrol), hanno duplicato il loro prezzo nell’ultimo anno. Quindi l’aumento di reddito del contadino è relativo, perché va rapportato all’aumento costante dei prezzi (vivere qui costa non dico come a Bogotà, ma quasi; e sicuramente per il livello di vita e la qualità dei servizi è assolutamente fuori misura).

6) Il latifondismo. Nonostante l’enfasi sui piccoli proprietari, piccoli produttori, piccoli imprenditori, le leggi del capitalismo seguono il loro corso. L’ex ministro dell’agricoltura, Murgas, possiede nella regione più di 3000 ettari di palma. Inoltre possiede l’industria “Las Flores”, che vende le piante di palma, trasporta il frutto, lo compra e lo rivende. Insomma tutta la catena produttiva in realtà è in mano ad un’unica grande impresa. Questo capestro è previsto dal programma stesso: i contadini non potevano beneficiare degli aiuti in assenza di un grande commercializzatore del prodotto. Ovviamente man mano che i “piccoli produttori” falliscono(e molti falliscono, date le condizioni di cui sopra) questa azienda ingurgita, per mezzo di prestanome vari, sempre più ettari di terra. Visto che tutta l’operazione è legata al credito bancario, ovviamente non può che favorire la grande impresa, in grado di disfarsi presto del debito ed arricchirsi più in fretta. Inoltre tutta una serie di costi per fertilizzanti, concime, chimici vari, influisce molto meno sul grande produttore che sul piccolo. Infine, la grande azienda ammortizza molto più facilmente le oscillazioni di prezzi sul mercato internazionale.

7) Il desplazamiento. Un contadino furbo, che si è rifiutato di coltivare palma, mi ha detto: “ora che la terra vale di più, tutti la vendono, o pagano l’operaio perché vada a lavorare la terra, e lui si compra una casa qui nel centro urbano, e pensa di poter vivere di rendita come un signore, ma non ha lavoro, un contadino sa lavorare la terra e qui in città non c’è terra. Come finirà? Finirà senza lavoro nel centro urbano, e senza terra in campagna. È esattamente quello che è successo con la violenza di qualche anno fa, solo che questa volta i contadini sono d’accordo. È un desplazamiento consentito. Invece di insegnare al contadino che non deve abbandonare la terra, che bisogna popolare il territorio, vivere nella propria terra, non andarsene, fanno di tutto per convincerlo ad andare via… è un desplazamiento, solo che questa volta non c’è bisogno di ucciderli perché sono d’accordo”.

8 ) Le associazioni di coltivatori di palma. Queste associazioni, che raccolgono i piccoli produttori, sono state messe in piedi interamente dal programma MIDAS, che ha scelto finanche il nome di dette associazioni. Grado di indipendenza, autonomia, decisionalità: 0. tutto quello che devono fare è convincere quanti più contadini a coltivare palma e produrre, produrre, produrre. Il “rafforzamento della vita comunitaria” consiste in riunioni alle quali i contadini devono assistere, e nelle quali si discute di prezzi e quantità; lo “sviluppo sociale” consiste nella costruzione di campi da calcio.

9) Il danno ambientale: tra 15 anni non si potrà piantare più niente, queste terre saranno un deserto, l’acqua sarà ridotta ed inquinatissima. Per favore non credete a chi vende la storiella dei “biocombustibili”, dell’“energia pulita”, “verde” e tutte queste cazzate… la monocoltivazione provoca alla terra un danno irreversibile.

10) Il paramilitarismo. Il grande quesito inevaso è: chi sta tornando nelle campagne a coltivare palma? Chi sono i nuovi proprietari? Corrispondono alle persone desplazadas dal paramilitarismo? Com’è possibile che si stiano già formando nuovi latifondi di monocoltivazioni? Tutto fa pensare ad un ritorno dell’ondata di violenza collegata alla presenza di una coltivazione economicamente redditizia. Al paramilitarismo non fa differenza che si tratti di coca o palma, l’importante è che renda.

Ci sarebbe inoltre da parlare anche della strategia governativa di sicurezza democratica e della falsa lotta al narcotraffico, ma me lo tengo per un nuovo aggiornamento…

In quanto a me, sono viva, sto bene, ho conosciuto un’associazione di gente simpatica che si chiama Pachamama e sta costruendo una fattoria dimostrativa completamente bio dove coltivare tutti i prodotti dell’economia campesina… Vivo in una stanza in affitto in una casa a un piano con un patio nel mezzo e cucina e lavatoio in comune; qui ci sono un numero impressionante di case, ma tutti vivono in affitto… il boom edilizio fa le sue vittime anche qui! Nella mia cameretta c’è un letto troppo grande, un tavolino di legno, una scrivania, un appendiabiti, un ventilatore. Spartana ma funzionale. Le interviste stanno andando bene, sono circondata da una spontanea rete di solidarietà, non mi muovo sola (questo paragrafo serve soprattutto a tranquillizzare la mamma)… Soffro il caldo mostruoso, sono sempre in giro a fare interviste, studio la sera, faccio foto, una sera ho anche giocato a biliardo (attività di socializzazione). Spero che quanto ho scritto oggi possa soddisfare curiosità, ansie e preoccupazioni…

Prometto…

..Che appena posso faccio un bel post sugli agrocombustibili. Sono a Tibù, Catatumbo, Norte de Santander, e ne scopro delle belle sulla palma…

Questioni in sospeso!

So che non ci crederete, ma lo studio mi ha tenuta lontana dal blog! Quindi adesso ci sono un po’ di aggiornamenti da fare… Prima di tutto, siccome mi giungono voci sulla pessima visualizzazione del sito, vi informo che il sito si vede bene con QUALSIASI BROWSER TRANNE INTERNET EXPLORER, che per motivi suoi (di arroganza) non rispetta non so quali codici internazionali di visualizzazione e fa vedere le cose come dice lui. Quindi liberatevi del dominio microsoft ed installate un altro motore di ricerca.

Ho ricevuto con gioia il commento di un’amica tedesca, quindi è doveroso rendere nota una notizia che ha già qualche settimana, che ho diligentemente riportato nei link ma alla quale non ho dedicato un post: si tratta dell’espulsione per sette anni dalla Colombia di una studentessa tedesca, arrestata ed illegalmente detenuta durante i primi giorni della Minga Indigena. Nei documenti potete leggere la descrizione dei fatti e la denuncia di RedHer.

La Minga Indigena che era scomparsa è riapparsa ed ha tenuto un assolutamente infruttuoso dialogo di 6 ore col prescidente Uribe a La María, Piendamó. Ora prevedono di incontrarsi nuovamente a Bogotá (clicca qui per l’articolo su El Tiempo), e qui nella capitale il problema – penso io – perderà molto della sua natura politica per assumerne molti di natura logistica -dove dormiranno? cosa mangeranno? qui il movimento indigeno non gode assolutamente di tutto l’appoggio sul quale ha potuto contare da La María a Cali…

Infine (si fa per dire) viene lentamente ma inesorabilmente a galla lo scandalo dei falsi positivi: ovvero, omicidi chel’esercito tenta di far passare per morti avvenute in combattimento, ma che in realtà nascondono l’assassinio sistematico di civili. L’ultima grande notiziona è che Uribe si è visto costretto a dimettere ben 27 generali, a causa delle prove schiaccianti emerse dopo il caso di Soacha: 7 giovani scomparsi dal quartiere di Bogotà e ricomparsi, giorni dopo, morti a circa 400 chilometri di distanza. Pare che fossero stati rapiti (o arruolati? questo non è chiaro) dai paramilitari e quindi uccisi, i corpi successivamente sarebbero stati “offerti” all’esercito perchè mostrasse altri risultati nella lotta alla guerriglia. Causa sonno non traduco nulla, però domani prometto che su Soacha ed i falsi positivi ci spendo qualcosa in più.
Nella prossima puntata anche interessanti rivelazioni sugli agrocombustibili, visto che si avvicina la mia partenza per il Catatumbo ed ancora non siete ben informati sul tema della mia geniale trattazione!