Manifestaciones de estudiantes contra el premier Silvio Berlusconi se extienden por toda Italia (ElTiempo.com, 26 ottobre 2008)

Migliaia di studenti e professori manifestano da giovedì. Rifiutano, inoltre, che Berlusconi li abbia minacciati di inviare le forze militari nei centri educativi per reprimere le proteste.

Oltre alle manifestazioni, numerose facoltà universitarie e scuole secondarie sono state occupate pacificamente in tutta la penisola.

“Non temiamo le minacce di Berlusconi”, sostiene in un comunicado la Unione degli  Studenti italiana (UDU).

“Non ci sentiamo intimiditi perchè no nsi tratta di mobilitazioni solo degli studenti. Questa contrarietà già travalica il mondo accademico e tocca la società civile che si sta rendendo conto che la legge 133 (che riforma l’educazione) mina lo sviluppo del paese trasgredendo al diritto allo studio” aggiunge la nota.

Berlusconi, che si trova in visita in Cina, smentisce di aver minacciato di “impiegare la polizia contro gli studenti”, come hanno affermato molti mezzi di comunicazione, citando alcune dichiarazioni che ha fatto durante una conferenza stampa nella sede del Governo.

In queste dichiarazioni, il primo ministro si è detto disposto ad ordinare un intervento delle forze di sicurezza per impedire che la protesta studentesca finisca in una “occupazione di università e scuole” che impedisca di studiare a chi desidera farlo.

“Convochiamo assemblee permanenti in molte scuole, alle quali assistono anche i professori e i maestri degli asili e delle scuole elementari, perchè i tagli riguardano tutti”, assicura Luca, studente di secondaria. “Faremo uno sciopero generale il 30 ottobre” aggiunge.

L’indignazione degli studenti è cresciuta ulteriormente questo venerdì, quando da Pechino Berlusconi ha affermato che molte delle manifestazioni sono organizzate “dall’estrema sinistra”. Nella stessa occasione ha aggiunto che le proteste sono infiltrate da “gruppi di facinmorosi organizzati, ceh hanno l’appoggio della stampa”

In una nota congiunta, le associazioni studentesche hanno qualificato come “inaccettabili” le parole del primo ministro  ed hanno ricordato che “centinaia di migliaia di studenti sono scesi in piazza ed hanno occupato le università e le scuole pacificamente e senza nessun atto di violenza”.

“chiediamo al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ed alla ministra dell’Educazione, Mariastella Gelmini, che ci venga garantito il diritto a manifestare e ad esprimere liberamente le nostre idee”, aggiungono i collettivi.

La radice del problema

Alla radice del problema c’è la riforma dell’insegnamento promossa dalla Gelmini, chce prevede la introduzione della nota di condotta come requisito per promuovere, e l’istituzione di una legge che taglia circa 8.000 euro (circa 24 miliardi di pesos colombiani) ai fondi per il settore educativo, il che darà luogo a numerosi licenziamenti. Secondo i calcoli dei sindacati, tra 132.000 e 200.000 persone perderanno il lavoro.

“Siamo coscienti del fatto che si debba riformare il sistema dell’educazione in Italia, però bisogna utilizzare il bisturi e non l’ascia” dice Vincenzo Milanesi, rettore dell’Università di Padova (nord).

Un altra delle misure criticate è quella che stabilisce che gli alunni da 6 ad 11 anni passino dall’avere un professore per ogni materia ad un maestro unico, a parte l’inglese.

Roma, per esempio, ha accolto una protesta musicale quando gli alunni del Liceo Russell con la banda musicale dell’istituto, per organizzare dopo un’assemblea nel patio della stessa, mentre l’Università della Sapienza completa già tre giorni occupata.

A Napoli, picchetti di studenti cercano di bloccare le lezioni distribuendo libri e manifesti.

Oltre alle manifestazioni in molte facoltà, il gruppo di studenti di Milano (nord) chiamato “liberi saperi”, ha seguito le lezioni in piena Piazza del Duomo con la presenza di alcuni professori che hanno accettato di modificare le proprie lezioni con temi di attualità, come “40 anni di fallimenti dell’Università Pubblica” o “La paura del controllo”.

Alcuni alunni della Facoltà di Scienze Politiche di Milano assistono alle lezioni sotto un cartellone che hanno attaccato alla statua che occupa il centro della piazza nella quale si legge: “Non pagheremo noi le vostre crisi”.

E a Torino (nord) gli studenti delle scuole superiori hanno sfilato per il centro storico della capitale piemontese con striscioni di protesta contro la riforma educativa.

Si tratta del primo movimento di protesta massivo contro il governo Berlusconi, che aveva un indice di popolarità abbastanza alto (62% in settembre) da quando tornò al potere a maggio.

Senza dubbio, il primo ministro ha precisato mercoledì che “non si licenzierà nessun professore” e che “si bloccheranno i rinnovi e si manderà in pensione chi ne abbia raggiunto l’età”.

Inoltre, ha sgridato la ministra Gelmini, lì presente, per aver parlato del “maestro unico” nella scuola primaria, quando sarà un “maestro prevalente”, visto che le materie di inglese, informativa, educazione fisica e religione avranno docenti differenti.

ROMA (AFP-Efe)

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