Minga Indigena (El Tiempo,Giovedì 16 ottobre 2008)

le proteste indigene si estendono a 15 dipartimenti

uribe dice che non accetterà i blocchi stradali della protesta indigena

A CAUSA DELLE PROTESTE, CHIUDONO DURANTE LA NOTTE LA PANAMERICANA

mentre il governo insiste nella tesi che le manifestazioni siano “infiltrate” dalle farc, gli indigeni assicuarano che le loro proteste sono dovute a impegni assunti che il governo non ha mantenuto.

La Panamericana è rimasta chiusa questa notte tra Rio Blanco e Piendamó (Cauca) per ordine del Governo, per evitare possibili attacchi a veicoli da parte degli indigeni che protestano per la morte di indigeni e l’assegnazione delle terre da domenica scorsa. Le manifestazioni che, secondo gli indigeni, già lasciano un morto ed un’ottantina di feriti, si sono estese ieri a 15 regioni del paese. Le proteste, chiamate “minga nazionale”, hanno luogo in La Guajira, Córdoba, Sucre, Atlántico, Chocó, Meta, Casanare, Norte de SAntander, Caldas, Valle, Cauca, Tolima, Huila, Boyacá e Risaralda. Il presidente della Organizzazione Nazionale Indigena (ONIC), Luis Evelis Andrade, ha detto ieri che accettano di dialogare solo con il Presidente Uribe o il Ministro dell’Interno, Fabio Valencia Cossio. E aggiunge che affinché cessino le mobilitazioni è necessario un accordo nel quale il Governo si impegni a investigare e chiarificare gli omicidi di 57 indigeni, 20 di questi crivellati nel Cauca. Inoltre, esigono aiuto per i 400.000 indigeni che, secondo la ONIC, non hanno terra, ed i 18 popoli in via di estinzione. Andrade avverte: “Se è necessario arrivare alla Corte Penale Internazionale perché nulla rimanga nell’impunità, lo faremo”. Gli indigeni si sono rifiutati di parlare con la viceministra dell’interno, Maria Isabel Nieto, che fa parte della Gobernación del Cauca, che accusano di stigmatizzarli attraverso segnalazioni di infiltrazion FARC nella loro protesta. Ed hanno detto che mantengono la propria posizione di autonomia di fronte ai gruppi armati. Ieri si sono verificati scontri con la Forza Pubblica sulla via che da risaralda conduce al Chocó. Li un bambino di 7 mesi ha sofferto di asfissia a causa dei gas ed altre 35 persone hanno sofferto di intossicazione da gas, mentre altre 9 sono state curate presso l’ospedale San Rafael de Pueblo Rico per lesioni causate da percosse. Circa 100 veicoli carichi di viveri e mercanzie sono fermi all’entrata di Pueblo Rico. Inoltre, ci sono stati scontri, a partire dalle 6 del mattino, nella zona di La María, nel municipio di Piendamó (Cauca), dove l’Esercito e la polizia hanno occupato il territorio di Convivenza, Dialogo e Negoziazione, secondo l’associazione dei Cabildos Indigeni di Norte del Cauca (ACIN). In questi scontri, circa 60 indigeni sono stati feriti e uno è morto, ma il suo corpo non è stato ancora identificato. Alle 10 di mattina, la Forza Pubblica ha consentito il traffico lungo la Panamericana su questo tratto. Anche nel municipio Candelaria ieri si sono verificati tafferugli. A cinque minuti dal capoluogo, a EL Crucero, che mette in comunicazione Candelaria con Prasdera, Florida e Puerto TEjada, gli scontri hanno lasciato 5 poliziotti contusi ed 8 indigeni feriti, uno di loro con arma da fuoco. Nel mezzo dei tafferugli, l’agente Edgar Rojas Garay è stato catturato dagli indigeni, però nel pomeriggio è stato consegnato al governatore del Valle, Juan Carlos Abadía. “La comunità è tesa e c’è preoccupazione perché il trasporto verso i municipi vicini continua ad essere interrotto, ha detto la sindachessa Nancy Stella Vásquez. Durante la notte è stato dichiarato il “toque de queda” nel municipio ed oggi non si terranno lezioni nelle scuole. Intanto, a Popayán, una marcia che ha congiunto due gruppi di indigeni provenienti dal nord e dal sud del dipartimento e gli studenti dell’università del Cauca, ha creato problemi al traffico fermandosi nella carreggiata della principale via di accesso nel nord della città. Dopo essersi accordati per una mobilitazione pacifica, sono arrivati al centro storico, però senza avvicinarsi alla sede della gobernación e del municipio, poiché la polizia aveva circondato la zona, dove ancora si trovavano alla chiusura di questa edizione aspettando risposte dal Governo. Scontri sono avvenuti anche al Congresso, dove il senature indigeno Jesús Piñaque ha discusso con il Ministro dell’Agricoltura, Andrés Felipe Arías, che ha insinuato l’esistenza di infiltrazione terrorista nelle manifestazioni indigene del Cauca. Piñaque ha assicurato che le comunità non sono terroriste, narcotrafficanti o delinquenti. Il congressista ha detto che non permetteva al ministro di offendere così la comunità indigena, soprattutto quando le proteste sono causate dal mancato compimento da parte del Governo di patti stipulati già da diversi mesi. È comunque prevista per oggi una marcia di 2000 pijas e paez da El Guamo a El Espinal (Tolima).

“cercano di bloccare progressi come il trattato di libero commercio”: uribe

Il Presidente Alvaro Uribe ha condannato ieri notte dalla Casa di Nariño la violenza della protesta indigena che, secondo il Governo, ha causato già 10 poliziotti ricoverati, tra i quali un intendente di 39 anni che ha perso entrambe le mani come conseguenza di alcune esplosioni. Insieme al direttore della Polizia Nazionale, il generale Oscar Naranjo, e al comandante delle Forze Militari, generale Freddy Padilla de León, il Presidente ha assicurato dalle 8 di sera che il suo Governo non permetterà blocchi né violenza. “Dialogo si, violenza no. Non accettiamo trappole. Infiltrano terroristi, ci massacrano i poliziotti, esercitano tutti i tipi di violenza e poi ci accusano davanti alla comunità internazionale perché noi semplicemente evitiamo i blocchi stradali ed affrontiamo la violenza. E tutto con il proposito di bloccare la Colombia in tappe tanto importanti come l’approvazione del TLC”, ha detto il Presidente. Il generale Naranjo ha qualificato la protesta indigena come “un piano che ha chiare caratteristiche terroriste”. La sera il generale Orlando Paéz Barón, direttore della Sicurezza Cittadina della polizia, aveva assicurato che le FARC avevano minacciato gli indigeni affinché partecipassero ai blocchi. Uribe ha cominciato e concluso il suo intervento da Palazzo Nariño esponendo le cifre della terra comprata dallo Stato per assegnarla alle comunità indigene. Il Presidente ha fatto riferimento a “due accordi anteriori a questo Governo” nei quali si obbliga ad acquisire terre per queste etnie. Il primo riguarda una riparazione di 15.663 ettari di terra per i paez, alla radice del massacro de El Nilo (Cauca), nel 1991, nel quale morirono 20 nativi. I secondo si riferisce a un decreto del 1999, che implica un obbligo di consegnare altri 8.000 ettari. Secondo Uribe, rispetto al primo accordo sono già stati acquisiti 11.866 ettari e rispetto al secondo 4.673, per i quali il Governo ha sborsato 33 mila milioni di pesos. Il Presidente ha spiegato che mancano da comprare 1.000 ettari nel Caldono, però il costo commerciale di questi terreni è al di sopra di quanto preventivato.

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