Mobilitazione indigena criminalizzata dal governo (El Turbión, 18 ottobre 2008)

l’articolo originale si trova in http://elturbion.modep.org/drupal/?q=node/1093
Indigeni che si sono mobilitati in forma pacifica per tutto il paese, hanno ricevuto come risposta dal governo violenza, morte, e la criminalizzazione della protesta che portano avanti da una settimana. La mobilitazione “Gran Minga Nazionale per la Dignità la Protezione e l’Autonomia dei Popoli Indigeni della Colombia”, ha come obiettivo protestare per gli abusi che si sono verificati contro le differenti nazioni e popoli indigeni dalla conquista fino ai nostri giorni in forma sistematica. La protesta si alza per chiedere che si risolvano problemi tra i quali: la libertà di espressione; la mancanza di protezione sociale (che ha causato il pericolo di estinzione per 18 tribù, che contano ognuna con meno di 300 persone); la stipula di contratti con le multinazionali, che vanno in detrimento dello sviluppo e della sopravvivenza culturale di diverse etnie; una riforma agraria che distribuisca  equamente e e giustamente le terre nei territori ancestrali; la sospensione delle fumigazioni, che attentano alla salute di uomini, animali e coltivazioni; la legalizzazione dei territori indigeni; la punizione del genocidio dei popoli indigeni da parte di differenti attori armati; e la soluzione negoziata del conflitto.

Dal 11 ottobre  2008, differenti mobilitazioni si sono verificate in tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di visibilizzare il fatto che, nonostante la celebrazione dell'”incontro di due mondi” che si porta a termine in ottobre, gli indigeni in Colombia continuano a vivere lo sterminio, il colonialismo e la sottomissione. Nella Guajira si sono mobilitati 12.000 indigeni Zenú, altri 15.000 indigeni nel Cauca, 1.200 nel Valle, 5.000 in Risaralda ed altri ancora nel Chocó, mobilitazione che è stata minimizzata, incentrandosi le dichiarazioni governative e di stampa agli avvenimenti violenti di cui è stata protagonista la forza pubblica nel Cauca.

La María, municipio di Piendamó (Cauca).

Il governo ha preferito rispondere alla mobilitazione usando la forza o inviando rappresentanti che non generano fiducia alla comunità indigena, come la viceministra dell’interno María Isabel Nieto, che ha accusato il Senatore Piñacue di servire la guerriglia, e la mobilitazione di essere infiltrata da attori armati illegali. Ugualmente, Álvaro Uribe ha preferito non negoziare ed al contrario fare eco alle affermazioni della viceministra rispetto all’influenza della guerriglia nella protesta pacifica che si è sviluppata nel Cauca. Ignorando convenientemente le denunce nelle quali si accusano le FARC di assassinare vari leader indigeni. Il Governatore del Cauca ha avvertito il delegato della Defensoria del Pueblo in Cauca, Víctor Meléndez, di notizie di intelligence che mettono in evidenza l’intenzione della colonna Teófilo Forero delle FARC di assassinare il leader indigeno e Consigliere del CRIC Feliciano Valencia.

La Defensoria del Pueblo nel Cauca, la CRIC, l’ONIC, la FIDH, il Sistema di Informazione Nazionale su Diritti umani-SINDH e l’Associazione di Consigli comunali Indigeni nel Nord del Cauca (ACIN), hanno denunciato che si spara contro gli indigeni con armi, si usano gas lacrimogeni in concentrazioni dove ci sono bambini, membri della forza pubblica hanno usato machete contro i manifestanti, soldati contraguerriglia si sono infiltrati per criminalizzare la protesta lasciando materiale militare da presentare successivamente come prova per la polizia e rendere così credibile l’intervento della guerriglia; inoltre, si è ostacolato l’accesso di ambulanze nella zona per aiutare i feriti incolpando di questo gli indigeni.

Il risultato delle “negoziazioni” del governo ha lasciato come risultato quattro morti negli ultimi tre giorni, tra essi un bambino di 20 mesi e più di un centinaio di feriti per spari di fucile. Solo nel dipartimento del Cauca ci sono un indigeno assassinato, 89 feriti gravi  (7 di essi con arma da fuoco, 17 con artefatti rincalzati, e 21 con machete), 8 famiglie desplazadas e un tentativo di violazione di una minorenne. Questo senza contare che nell’ultimo mese 29 indigeni sono stati assassinati, negli ultimi 6 anni più di 1.240 indigeni sono stati assassinati in Colombia ed almeno 53.885 desplazados.

Infiltrato dell’Esercito

Nonostante le allerte precoci e le denunce che organizzazioni di diritti umani e l’ONIC hanno fatto, Uribe dice che “si infiltrano terroristi, ci massacrano i poliziotti, esercitano ogni tipo di violenza e subito ci accusano davanti alla comunità internazionale perché semplicemente noi evitiamo i blocchi ed affrontiamo la violenza”. Dichiarazioni che incoraggiano la grave situazione nella quale si trovano gli indigeni che condividono la Minga, legittimando l’uso della violenza e non la negoziazione delle petizioni sollevate da una minoranza etnica che rappresenta secondo il DANE il 3 percento della popolazione in Colombia. La situazione degli indigeni tende ad aggravarsi. Secondo dichiarazioni di abitanti di  La María in Piendamo, Cauca, la Forza Pubblica “permane dentro la riserva da due giorni… nonostante l’accordo al quale si arrivò con le Nazioni Unite affinché restituissero l’autorità a chi essa corrisponde costituzionalmente: gli indigeni.”

I leader indigeni da parte sua, manifestano che non cedono in quanto a riprendersi le vie e difendersi coi loro bastoni di fronte alle aggressioni di poliziotti ed esercito. Respingono ugualmente le dichiarazioni che li fanno passare per guerriglieri ed altre rilasciate dalla polizia, secondo le quali gli indigeni si autosparano per incriminare la forza pubblica. Così la Minga lungi dal disperdersi per l’intimidazione statale, è disposta a continuare a persistere nella difesa dei suoi diritti a dispetto delle conseguenze che porta con sé l’affrontare l’ottusa posizione  offerta loro dal governo come risposta. Dimostrazione di ciò sono le dichiarazioni di Benito Cobaria “Se Uribe vuole fare storia ammazzandoci  tutti, occuperemo tutte le strade.”

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